Forno da Tilde, parliamone.
Quando arrivo a Castel di Lama, so già che la mia prima tappa sarà sempre la stessa: il Forno da Tilde. È uno di quei posti che non hanno bisogno di presentazioni, perché qui il profumo arriva prima del nome. Appena scendo dalla macchina e mi avvicino a Via Salaria 94, sento quell’aroma di pane caldo che ti prende allo stomaco e ti fa capire che sei nel posto giusto. È un forno storico, uno di quelli che fanno parte della vita quotidiana del paese, e che negli anni è diventato quasi un punto di riferimento affettivo per chi vive qui.
Ma la vera ragione per cui vengo qui, lo ammetto, è un’altra: la cacciannanz. È una pizza bianca semplice, altissima, soffice, leggermente unta in superficie, che qui preparano da sempre, anzi da più di 70 anni e che è diventata quasi un simbolo del forno.La cacciannanz è una di quelle cose che sembrano banali finché non le assaggi: poi capisci che non è una pizza bianca qualunque, ma un pezzo di tradizione, un sapore che appartiene a questo territorio.
Ogni volta che la prendo, la mangio ancora calda, spezzandola con le mani come si fa con le cose buone. È morbida dentro, leggermente croccante fuori, con quel sapore di olio buono e di forno a legna che ti rimane addosso. È il tipo di cibo che ti riporta indietro nel tempo, alle merende di una volta, quando bastava un pezzo di pizza bianca per essere felici.
Prima di diventare di uso comune la Cacciannanz, si preparava quando si sfornava il pane in casa, usando un pezzo di impasto per controllare la temperatura del forno a legna: il suo nome significa “cacciata innanzi” (infornata prima). Si condiva con olio, rosmarino e sale grosso, si cuoceva per prima, e si mangiava subito con salumi, come prova del forno caldo, prima di infornare il pane vero e proprio.
Da provare, morbidissima crea felicità.
Dove si trova?
No responses yet